La Casalinga di Voghera non è più disposta a subire ancora!

Cover Giovanni Padua
Categoria Angolo Morto
La Casalinga di Voghera non è più disposta a subire ancora!
Il giorno della scolopendra e il viaggio al centro della terra

Si trattava di una casalinga, chi è che di questi tempi faceva ancora la casalinga? Non certamente una donna sull’orlo dei quarant’anni, ex ricercatrice universitaria, ex performer teatrale, ex giornalista ed ex artista concettuale. La parola “ex” era ormai una cornice entro cui collocare una lunga serie di aspirazioni che si erano infrante sotto le ruote dentate del tritacarne chiamato vita. Guardava lo specchio macchiato da miriadi di stelle di dentifricio schizzato, inspirava delle intense boccate da un sigaro e le sue pupille si colmavano della sua immagine… avrebbe voluto assumere la posa dell’intellettuale maledetto che sentenzia prosaico quanto la propria immagine lo disgusti ma nel suo caso non si trattava di questo.

Lei si amava, gustava ogni singola boccata di fumo denso e caramellato e si scopriva ad adorare ogni singolo anfratto del suo volto, si trovava perfettamente a suo agio in quel corpo logorato da quattro decenni di brutale quotidianità.

Con quel corpo aveva esultato, sudato, ballato, provato paura, gioia, dolore, quel corpo aveva subito ferite, ginocchia sbucciate e innumerevoli volte il suo stomaco aveva brulicato di stress, angoscia e desideri inconfessabili, incubi di amori proibiti con insetti, vermi e altre entità striscianti. Per un attimo si congelò mentre indugiava nel tentativo di ricordare la causa di tutto… c’erano stati lunghi periodi dove la sua gola si era perfettamente mutata in una camera d’incubazione per seme maschile di tutti i tipi, altri in cui le sue dita erano state a tutti gli effetti dei sapienti speleologi del piacere e poi era giunto quel giorno: il giorno della scolopendra.

La voglia di inserirne una nel suo tempio carnale l’aveva condotta a notti insonni e dove non poteva l’immaginazione diurna accorreva il rimosso notturno e, sebbene li avesse dimenticati (leggasi “censurati”), i sogni di quel tempo erano rimasti impressi nei tessuti intestinali come i ricordi di interminabili free party lungo le strade della perversione e dell’innominabile. Se avesse continuato ad indugiare su questa fame sessuale di invertebrati, i suoi genitali sarebbero esplosi in un flutto di innominabile piacere amorfo. Ne era sicura.

Dopotutto, nonostante quanto continuasse a raccontarsi la sua coscienza, lei, la casalinga, era in pace anche con il ruolo che quelle tre stronze delle Parche le avevano assegnato: la casalinga appunto.

In teoria, la sua Sé del passato avrebbe avuto parecchie cose da ridire ma l’integra nave mentale con la quale solcava l’oceano del presente la rassicurava suggerendole che doveva esserci un motivo, uno scopo o, perlomeno, un fecondo terreno di nuove possibilità.

Come i Premier e i Presidenti di Stato (senza dimenticare Dittatori e Madonnesantissime), le casalinghe hanno l’handicap di essere costrette a vivere costantemente con il proprio lavoro e con le immagini perturbanti di ciò che devono tenere sotto controllo. La casa domina la loro mente e la loro mente progressivamente assume le forme spaziali della casa che governano. Nel suo caso tutto ciò aveva sicuramente giovato alla sua patologia, la Casa aveva preso il posto degli insetti e ora nella sua mente non c’erano più antenne frementi, zampe pelose ed esoscheletri luccicanti sempre in agguato, sempre pronti a violentarla.

Si era stufata di guardare la tv e dopo tanto tempo trascorso a fissarsi allo specchio fu assalita da un curioso pensiero. Mancavano ancora diverse ore al ritorno di quell’ammasso di carne, ossa e banalità che le dicevano essere il suo compagno (aveva sempre pensato che se invece di quattro avesse posseduto sei arti sarebbe stato più affascinante) … sentì di colpo il bisogno di togliersi il vestito bianco con le rose ricamate e di gettarlo per terra. Lo strappò con le mani e ne fece una coperta. Ci si stese sopra e oltre la punta dei piedi riusciva ancora a vedere la propria immagine riflessa allo specchio.

Dentro di lei qualcosa stava scalciando: ma cosa? Cosa si stava agitando nel suo ventre? Nel ventre di un’apatica casalinga, che aveva tagliato i ponti con tutto e tutti, che aveva dovuto attraversare il pantano della malattia mentale, cosa si stava formando? Che genere di vita? Lei, segretamente, sperava in un coleottero o almeno in una grossa mantide religiosa.

Di colpo fu come se un grosso coltello la perforasse dall’interno, non provava dolore e anzi i suoi occhi erano completamente focalizzati sulla ferita che dal nulla aveva iniziato a farsi strada lungo l’asse verticale della sua colonna vertebrale. Il sangue che fuoriusciva copioso non la turbava, era troppo concentrata in attesa di vedere cosa sarebbe venuto fuori dal suo bellissimo corpo di casalinga. Poi finalmente lo vide: gocciolante di materiale organico, il volto emaciato di Isacco Newton emerse dalla zona in cui fino a poco prima si poteva ammirare un ombelico.

La testa grottesca del padre della scienza moderna, come se dovesse profondersi in un colossale sbadiglio, si sforzò di lasciar cadere la mascella e dal buco nero del tubo digerente si notava chiaramente un arto umano e la relativa mano agitarsi a fatica nel tentativo di uscire. A ben vedere si trattava di un braccio sinistro. La casalinga ne fu certa quando la mano sinistra partorita dalla testa di Newton la afferrò per il collo e cominciò una sorta di patetico tiro alla fune. La mano voleva tirarla dentro il luogo da cui essa era venuta. In sostanza stava sprofondando dentro le bellissime e umide stanze del suo corpo e mentre il suo busto era già stato divorato dal bassoventre non poté che sentirsi avvolta da una calma dinamica paradisiaca, come nuotare dentro l’utero gigantesco di una gigantesca balena terrestre o di un’elefantessa marina. Che pace, che pace.

Questa unio mystica tutta personale non era disturbata neanche dalla forte morsa che avvolgeva il suo collo, aveva subito smesso di opporre resistenza e aveva deciso di lasciarsi trasportare dentro di sé, chissà dove. In questo frangente le sembrò decisamente chiaro, lapalissiano, il suo scopo in quanto membro della federazione informale delle casalinghe: non angeli del focolare ma arcangeli sterminatori, sabotatrici indomite degli insopportabili legami di schiavitù, le casalinghe dovevano redigere un pamphlet da far circolare nelle chat parrocchiali, in quelle di condominio, anche in quelle d’ufficio e, perché no, anche nelle chat adibite allo scambio dei compitini della scuola primaria. Il pamphlet avrebbe dovuto avere il respiro di un manifesto il cui incipit poteva suonare così:

“Casalinghe di tutto il mondo: abbattete le mura che vi imprigionano! Distruggete le montagne di abiti sporchi che vi incatenano al lavoro di cura! Casalinghe di tutto il mondo: soffocate i vostri figli! Rendete sterile il vostre ventre, avvelenate i vostri mariti, organizzate feste di quartiere e incendiate le tavolate dopo aver narcotizzato i commensali! Casalinghe di tutto il mondo: informatevi su internet e rifornitevi di sostanze allucinogene, acquistate fiale di acido lisergico e inquinate le falde acquifere del vostro comune. Casalinghe di tutto il mondo: il mondo è vostro!”

Poi giunse il buio, poi l’aria venne a mancare e infine tutti gli interstizi furono ricolmi di un inesteso rantolo di soffocamento.

Ora erano tutti lì, il Pastore non più capro che aveva agito come un chirurgo ieratico, l’allocco rinsavito che era tornato nuovamente a vestire i panni di Simon Mago, il cane nero che aveva abbandonato la pelliccia e al posto del muso peloso a fissare l’altare del sacrificio c’era ora l’altero Architetto. E lì, sulla pietra orizzontale che aveva funto da tavola sacra del sacrificio c’erano i resti martoriati del corpo della scienza, il cadavere sezionato di Isaac Newton. A non esserci più era l’Artista… era stato lui, sotto il comando del Pastore, ad intrufolarsi nello stomaco dello scienziato-alchimista e ad aver tratto fuori dalla Modernità le membra divine della Dea Cibele.

La terribile compagna di Attis-Adone era sorta splendente dai resti mortali del doppio ipnagogico della Scienza: per evocarla era stato necessario dover sacrificare l’Arte e l’esile crisalide di una Casalinga, troppo a lungo aveva dovuto operare tra i diversi piani del reale, del testuale e dell’immaginario per ricomparire ora nell’intreccio di menti che stanno leggendo questo testo. Perché dopotutto le divinità hanno a lungo sonnecchiato tra le pagine dei poeti e dei letterati per poi insinuarsi nuovamente nel preconscio umano al fine di dominarlo ancora, nonostante la fastidiosa resistenza di psicanalisti, psicologi e psichiatri.

“Giunta è dunque l’ora suprema, datemi la forza della vostra libido, sono affamata.”

Il pastore, Simon Mago e l’Architetto si inginocchiarono e con tutta la forza di cui le loro braccia potevano disporre presero a tirare con vigore i loro genitali nel tentativo di strapparli affinché il corpo-muta di cagne della Dea potesse banchettare come conviene ad una grande e rispettabile Signora.

Si respirava una bellissima atmosfera e a renderla tale erano pure le urla di dolore che provenivano da una radura che sempre desta vegliava l’Inurbano e che custodiva la geografia di un paese del Sud est siciliano. Si respirava una bellissima atmosfera, si percepivano i sapori e gli odori di una grande, interminabile, festa.

Dormi più profondamente di quanto puoi, per svegliarti finalmente ai confini estremi delle immagini, solo lì potrai saggiare l’estensione terrificante del Reale.

 

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