Femminismo Patriarcale – seconda parte –

Femminismo Patriarcale
– seconda parte –

L’atteggiamento coercitivo che la virilità ha sempre dimostrato nei confronti del femminile – o, nella contemporaneità, un fetta della femminilità dimostra alla sua restante parte – non deve essere considerato in toto negativo per l’instaurarsi comunque di un qualche piacere, anzi: l’imposizione della Legge, come ricorda bene S.Paolo in una delle sue lettere, è sempre portatrice in qualche modo di gaudio. Ma come?

Jean Auguste Dominique Ingres, La grande odalisca (particolare. 1814, olio su tela 88x162cm. Louvre, Parigi).

Quando ci viene detto che in alcuni casi «La psicoanalisi ha ottenuto dei successi: lo testimonia anzitutto il numero di giovani donne sposate alle quali, grazie all’analisi, divenne possibile, o quantomeno più facile, il passaggio dall’esclusiva sensibilità clitoridea a quella vaginale»1, mi chiedo quale sia il vantaggio reale che lo psicoanalista crede di aver raggiunto a seguito di questa conversione. Cosa c’è di erroneo nel godimento clitorideo? Ma ancor peggio: cosa c’è di maggiormente corretto, rispetto a quello, nel godimento vaginale? Evidentemente nulla.

Non c’è difatti veramente niente di migliore – ammesso, lo ripeto, che i due piaceri si possa riuscire a scinderli – in un modo di godere piuttosto che nell’altro, e questo fondamentalmente poiché a livello libidico è sempre erroneo trattare le forme dell’altrui piacere – per quanto distante ciò possa essere dalle nostre inclinazioni – come un disturbo patologico2. Ma allora, per quale motivo si è ritenuto necessario, in un certo momento, imporre idealmente tutto ciò alla femminilità? Sembrerà paradossale, ma questa dettagliata legiferazione sul suo conto assume soprattutto – per ella – le tinte del piacere. In fondo la relazione tra i due termini (libido/autorità), all’apparenza così discordanti tra loro, è in realtà reciproca: non solo il godimento è acuito dall’apparire della Legge, ma anche quest’ultima è sempre supportata – inconfessabilmente! – soprattutto da ciò che le è contrario («Lungi dal minare l’ordine della Legge, la sua “trasgressione” di fatto serve come suo ultimo supporto»3).

Ma questo, in pratica, cosa significa? Il fatto di imporre, come in questo caso particolare, addirittura uno shifting anatomico alla sessualità della donna, non significa solamente metter mano all’interno della sua narrazione in una maniera coercitiva e forzata, bensì piuttosto permetterle di recepirsi come altamente libidica4. Chiederle 1} di barrarsi il fallo e allo stesso tempo 2} di portarselo più all’interno, significa anzitutto farglielo trovare con estrema facilità: la cancellazione (fallo), solo apparente, si trasforma in sottolineatura (fallo).

John Everett Millais, Ofelia (particolare. 1851-52, olio su tela, 76x111cm. Tate Modern, Londra).

Tutto ciò, come accennavo poc’anzi, ha i suoi prodromi in quella magnifica Lettera ai Romani di S.Paolo, dove si trova scritto: «Il peccato non conobbi se non per la Legge» (Rm. 7,7)5. Esattamente questo è il punto: legiferare sulla qualsiasi (per giunta, come in questo caso, in maniera inibitoria) significa, in buona sostanza, far si che quella cosa divenga finalmente godibile.

Ciò è riprovato da quel semplice fatto per cui in un mondo in cui non ci fossero in assoluto inibizioni sessuali sarebbe realmente complesso, se non impossibile, raggiungere una qualche forma di godimento. Si pensi a quell’incontro paradossale tra un voyeur e un esibizionista in un mondo in cui voyeurismo ed esibizionismo non fossero relegati ai confini della norma: cosa succederebbe in definitiva? Che il godimento in entrambi sarebbe certamente precluso, poiché completamente risucchiato dalla totale libertà dell’altra persona. Cioè il primo, ovvero il voyeur, troverebbe nell’esibizionista non una vittima ignara della sua libido, bensì il suo perfetto complemento assolutamente legalizzato dall’assenza di oltraggiosità (cioè di regole).

La Legge cioè, nel caso utopico in cui decidesse di permettere veramente tutto, non lascerebbe in fin dei conti libertà alcuna all’individuo in sé. Così anche dall’altra parte, ma allo stesso modo, l’esibizionista si spoglierebbe davanti a qualcuno non ritroso o sorpreso nel vederlo completamente nudo – come egli necessiterebbe effettivamente per godere, poiché così dice la sua legge! –, bensì un qualcuno che a sua volta gode perversamente nel guardarlo. Non è allora questa la riprova che «Fuor di Legge il peccato è inerte» (Rm. 7,8)? Come a dire: non è solo questione di prendere coscienza di quello che ci viene tolto solo dal momento in cui lo perdiamo, ma piuttosto del fatto che perdere l’uso della tal cosa sia realmente fondamentale per averla libidinosamente (del resto: non sarà un caso che pressoché «In ogni società troviamo norme che rendono impossibile all’uomo e alla donna abbandonarsi liberamente agli impulsi»6). 

Francescuccio di Cecco Ghissi, Madonna dell’umiltà (seconda metà del XIV, tempera su tavola, 95x77cm. Pinacoteca civica di Fermo, Ascoli Piceno).

Ma tutto ciò insomma come si relazione con lo shifting così tanto auspicato dalla prima psicoanalisi? È molto semplice. Quando viene chiesto alla donna di inibire la sua meta primaria (fallica) e di invaginarla nel fondo del genitale, ecco che ella, stuzzicata da questa continua richiesta, infine acconsente: ma come? In maniera intelligentissima e cioè per esempio – non che questo sia l’unico modo, anzi –: facendosi penetrare.

Non è questa la modalità più eccitante di sottoscrivere in qualche modo le imposizioni della Legge patriarcale (“Tu devi invaginare la parte fallica che ti compete!”) e tuttavia allo stesso tempo di trasgredire quest’ultima completamente (“Ecco fatto! – pare ella rispondere –, ma con il fallo di un altro”)? Poiché è questo che accade: la Legge, suo malgrado, lascia sempre uno spiraglio gaudioso all’interno delle sue imposizioni – così come fanno del resto le definizioni di ogni dizionario –. Muoversi qui, all’interno di questa falla, è veramente l’unico modo per depotenziare il suo dispositivo coercitivo in una maniera per giunta piacevole (fallica).

È evidente allora il nesso con il piccolo fatto di cronaca che ha aperto questa breve incursione: chiedere la purificazione legislativa di una lingua che è sin nel suo meccanismo più profondo veicolo di norme ottuse è, come ho cercato di mostrare, assolutamente inutile e ciò tanto dal punto di vista linguistico quanto da quello relativo all’economia (del desiderio e della femminilità). Esiste, come si da a vedere qui più che altrove, un solo spiraglio sensato per questa nuova legiferazione femminista: quella cioè di subentrare alla voce del patria (pater) potestas, disattivata per giunta proprio da decenni di attivismo, per iniziare una nuova regolamentazione ugualmente autoritaria, ma incentrata sulla libertà della libido. Il femminismo più smaccato altro forse non è – quantomeno a livello metodologico s’intende! – che una differente forma di patriarcato.

 

1 M.Bonaparte, La Sessualità nella Donna, Newton Compton, Roma 1978, p.19.
2 Ciò che può convalidare la “correttezza” di un qualsiasi godimento è la seguente procedura: 1) Stai godendo? 2) L’altra
persona sta godendo almeno tanto quanto lo stai facendo tu? A doppia risposta affermativa, tutto può continuare a
procedere con gli stessi modi, a prescindere cioè dalla forma e dalla meta.
3 S. Žižek, op. cit. p.136.
4 Si potrebbe anche dire: solo poiché l’organismo della donna è da sempre stato creduto «Meno dotato di libido rispetto»
(M.Bonaparte, op. cit. p.90.) quello maschile che ella può godere così tanto (o quantomeno: così tanto di più rispetto quanto
accada in effetti alla virilità. Perché? Proprio perché della donna si evidenzia in continuazione la falla – cioè il fallo –).
5 Lettere di S.Paolo (a cura di Luigi Costantini), Vita e Pensiero, Milano 1923.
6 B.Malinowski, Sesso e Repressione Sessuale tra i Selvaggi, Boringhieri, Torino 1969, p.220.

3 Commenti. Nuovo commento

  • ciao, premetto che probabilmente sono io che sono scema, ma non sono riuscita a capire praticamente nulla. dal mio (forse ignorante) punto di vista è scritto davvero male questo articolo, come se fosse una serie di cose citate senza nessuna relazione o collegamento tra di loro. non so se questo feedback potrà essere utile a qualcuno o se qualcuno mi potrà rispondere e aiutarmi a comprendere i contenuti dell’articolo, ma in ogni caso mi sembrava giusto esprimere la mia opinione perchè sono rimasta davvero un po’ confusa. grazie e buona giornata 🙂

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  • Presa Multipla
    20 Aprile 2021 15:30

    Carissima Alice, grazie mille, qualsiasi feedback per noi è fondamentale, sentiti sempre libera di esprimere il tuo parere.
    In proposito, uscirà a breve un contributo di riposta di Presa Multipla a Cattaneo per sviscerare quello che è stato detto, rendere chiaro il nostro punto di vista e spiegare alcuni dubbi emersi. Un abbraccio

    Rispondi
  • Gentile Alice, personalmente non ritengo che l’articolo sia mal scritto, ma anzi è un articolo molto interessante e complesso. Sicuramente non è di immediata lettura e richiede una analisi attenta. La cosa migliore credo sia stamparlo e leggerselo con calma e, se interessati, ampliare la propria curiosità attraverso la bibliografia suggerita indirettamente attraverso le citazioni usate dall’autore. Probabilmente l’intento di chi ha scritto questo articolo non era quello di porre in primo piano la fruibilità del testo ad un grande pubblico. Viviamo in un momento storico liquido dove tutto è piuttosto rapido e possibilmente immediato. Tuttavia, ciò che ci richiede sforzo, acribia, volontà e tempo non è necessariamente mal fatto. Grazie.

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