Un giorno di fine inverno venni bullizzata da un antiabortista

Chi ha Twitter sa bene cosa significhi muoversi in un campo minato, nell’oscurità degli/delle estremismə e nella violenza verbale e di genere. Chi ha Twitter sa che ogni parola scritta o immagine caricata sarà oggetto di imprevisti scatti d’ira di anonimi che si nascondono dietro a grotteschi nickname.

Twitter è senza dubbio il social network più politicizzato di tutta l’area social: profili di politicə, associazioni e partiti intasano la piattaforma e tra questi si trovano, ovviamente, le pericolose basi generali di pensatorə estremizzatə, ovvero profili pieni di odio, fake news e intimidazioni a tutte le minoranze; si può dire che siano coerenti nelle loro discriminazioni perché colpiscono proprio tuttə.

Io sono su Twitter da quasi dieci anni, mi iscrissi timidamente per seguire le band che ascoltavo da ragazzina perché, avevo letto su alcuni forum, che era proprio su Twitter che i famosi raccontavano se stessi. Iniziai senza capirci un granché – non è effettivamente intuitivo come Facebook e Instagram – ma nella limitazione dei 144 caratteri (aumentata negli anni a 244) ho trovato una curiosa possibilità di esprimere brevemente i miei pensieri.

Testimonianza, Screenshot

Tra sfoghi privati e commenti a programmi, mostre, fatti di cronaca e scambi relazionali tra persone che oggi posso definire amiche, mi sono sempre mossa con sicurezza in questo mondo virtuale, sentendo spesso di situazioni al limite del surreale, di cui oggi voglio parlarvi meglio.

Su Twitter da un momento all’altro si può essere colpiti da un profondo odio, radicato su convinzioni pericolose e discriminatorie. Ho letto di molte ragazze costrette a privatizzare i loro profili, a denunciare anonimi insultatori che passavano ore ed ore ad offendere e mortificare, ho letto minacce spaventose come:

so dove abiti

ti spedirei a casa una pallottola visto che non posso spararti di persona

pu**na di m**da spero ti stu**ino” e tanto altro ancora che, onestamente, mi schifo a dover riportare

Ho sempre spalleggiato queste ragazze accompagnando le loro lotte con le segnalazioni che spesso non sono sufficienti e anzi, provocano reazioni ancora più violente in chi le riceve.

Twitter dà la possibilità agli utenti di segnalare alcuni contenuti in base a diverse categorie, tra le quali troviamo: incitamento all’odio, istigazione al suicidio, diffusione di materiali illegali, pornografia non autorizzata, pedofilia e tanto altro.

Come funziona una segnalazione? Si indicano i commenti incriminati e si inviano ai gestori della piattaforma che, in tempo breve, esaminano il caso portando al blocco totale o momentaneo del profilo dell’autorə di questi contenuti. Tutto bellissimo, ma il problema sorge di fronte all’ostinazione di certi soggetti che, dominati dalla necessità di affermare le proprie convinzioni, arrivano a creare nuovi profili in cui i contenuti sono peggiori di quelli segnalati in precedenza.

Tutto questo l’ho vissuto in prima persona, in una giornata in cui tutto era apparentemente tranquillo come al solito, e non mi aspettavo certamente di subire minacce da uno sconosciuto.

Il Tweet della discordia risale al giorno della scelta dei ministri del nuovo Governo Draghi, approfittando della totale libertà di pensiero a cui mi appello per esprimermi da cittadina italiana, ho sottolineato la mia meraviglia nel constatare che la ministra della giustizia Marta Cantabria – pur avendo un curriculum di tutto rispetto – sia una convinta fervente cattolica, sostenitrice della famiglia tradizionale, contro aborto e contro coppie omosessuali. Cito il tweet “Comunque la ministra della giustizia contro l’omosessualità, l’aborto e le adozioni mi fa proprio ben sperare nella legge. Meraviglioso questo nuovo Medioevo!”. Nessun insulto alla ministra, nessun insulto a chi, a differenza mia e mi auguro della maggior parte di voi, si schiera a favore dell’abolizione dell’aborto. Una riflessione nata da quello che stiamo vivendo negli ultimi anni, il ritorno dell’estremismo violento che mina alle libertà individuali altrui. Mi pare davvero surreale che ancora ci si interroghi sulla legittimità della possibilità di abortire.

Succede che un tale, che per sicurezza chiameremo Uomo Pipistrello (poi vi svelerò il perché), mi commenta il tweet di qualche settimana fa accusandomi di essere una criminale, che la vita dei feti è importante come una vita già formata e che nell’antichità i greci buttavano i bambini malformati giù dalle rupi. Io, abbastanza basita dal contenuto espresso con un italiano maccheronico, rispondo che non accetterò mai certe affermazioni da chi non ha un utero e che il collegamento con l’antica Grecia, anche se apprezzabile, era del tutto fuori contesto. Non contento l’Uomo Pipistrello irrompe nella scena delle notifiche che intasano continuamente il mio cellulare iniziando un monologo in cui si dichiarava esperto di medicina, professore e conoscitore di centinaia di migliaia di donne che hanno abortito. Davvero ha detto così, centinaia di migliaia, perché lui ha girato tutto il mondo ed è pieno di esperienze, e io devo prostrarmi a cotanta conoscenza rimanendo zitta e non potendomi permettere il lusso del dire la mia, data la mia età.

Ingenuamente mi avventuro in questa discussione senza né capo né coda, ignorando di trovarmi a che fare con un Minus Habens di primissima categoria, un sopraffino conoscitore dell’istigazione, un sostenitore convinto dei moti di estrema destra e tanto altro ancora. La situazione si accende all’improvviso, il mio sbotto finale sopraggiunge alla frase “Lo sperma è il mio e lo gestisco io” al quale ammetto di aver risposto perdendo la calma. Mai errore fu più funesto per me.

Decisa a interrompere questa pioggia di insulti gli intimo di smetterla altrimenti avrei portato tutto il materiale in questura, e qui inizia l’agghiacciante: ha cercato l’indirizzo della questura della città in cui vivo e me l’ha scritto, aggiungendo che gli “sbirri” mi stavano aspettando con una canna, dandomi della scema, della cretina e della pagliacciona.

Rido, commento sarcasticamente con alcuni amicə questo fantastico amplesso di parolacce e insulti, pensando a quanto sia facile far esplodere una persona pur non avendoci mai avuto a che fare personalmente, così, stremata dall’ostinazione dell’Uomo Pipistrello decido di usare le armi in mio possesso: le segnalazioni.

Indico a Twitter tutti i tweet dove l’Uomo Pipistrello mi ha insultata ed ecco che nel giro di venti minuti il sito mi contatta chiedendomi di spiegare l’accaduto. Non mi era mai capitato, presumo che questo tipo di intervento del social derivi da plurime segnalazioni a carico dello stesso utente e che quindi anche gli algoritmi del sito percepiscano un effettivo pericolo per la sicurezza degli altri utenti.

In poche ore l’Uomo Pipistrello ha perso la possibilità di esprimersi, il suo profilo è stato bloccato per un paio di giorni; tiro un respiro di sollievo, finalmente il mio telefono smette di vibrare. Durerà poche ore ma nel mentre gioisco, perché per una volta il tribunale dell’internet è stato giusto togliendo la possibilità di interagire a una persona che con l’interazione ha poco a che fare. Parliamoci chiaramente, nessuno vuole accusare un pensiero differente, ma quello che lui ha fatto ha un nome ben preciso: violenza verbale.

Nelle sue parole non c’è stata, nemmeno per un secondo, la possibilità di innescare un dibattito, al quale difficilmente nego la possibilità dato che io stessa lo cerco, ma c’era soltanto supponenza, arroganza ed intimidazione.

Pensate sia finita qui? Ovviamente no.

Torno a casa alle 22:00 dopo una serata passata con amicə giocando a carte, il telefono sta lentamente morendo e mi si è spento, mi tocca aspettare sia un po’ carico per poterlo riaccendere.

Sono le 22.17 quando il telefono s’illumina e inizia a vibrare, una quantità di vibrazioni così non l’ho sentita nemmeno il giorno del mio compleanno, sono molto spaventata, una parte di me sa che è lui e che è arrabbiato.

Ovviamente è l’Uomo Pipistrello con un nuovo profilo a me dedicato la cui bio è una dichiarazione di guerra alla mia persona. Ammetto di non avere mai avuto un hater, tantomeno così accanito, sono quasi lusingata dalle parole che mi ha dedicato, ma la risata sparisce presto quando mi rendo conto che ha cercato i dettagli della mia vita digitando il mio nome su Google, trovando le bio che ho scritto per le riviste su cui scrivo, rovistando nella mia vita lavorativa per trovare del materiale per insultarmi ulteriormente.

Noto che, non contento della bio, ha passato le ultime due ore a commentare con un insulto ogni mio singolo tweet.

Sei una strega di m**da, ora ti faccio vedere io di cosa sono capace lurida comunista

schifosa sinistroide ammazza bambini

forse tua madre avrebbe dovuto abortirti

fatti curare, sei matta

ignorante

Giuro, questo è soltanto una minima parte di quello che ha scritto.

Io non sono per la violenza, è vero, tuttavia, che spesso ho pagato per la mia impulsività e incapacità di ignorare la stupidità, mi sono beccata insulti, ingiurie e antipatie, ma mai nessuno prima d’ora mi aveva minacciata, perché l’Uomo Pipistrello non si è limitato al cyber bullismo ma ha fatto anche peggio.

Mi scrive in privato, finalmente il confronto, decido di analizzare la situazione con calma, ragionando sull’evidente problematicità del soggetto. Apro un dialogo sottolineando la gravità della situazione, dicendogli che avevo effettivamente tutti gli estremi per una denuncia – perché si, queste cose sono punibili penalmente, non fatevi frenare dalla retorica che mettendo su internet certe cose ci si deve aspettare gli insulti –, continuo a dirgli di cessare questa ridicola pantomima e che se fosse stato davvero un insegnate tutto questo sarebbe stato pericoloso per la sua carriera.

Imperterrito l’Uomo Pipistrello continua e, finalmente, posso svelarvi il perché di tale soprannome.

“Io sono nel giusto, mi hanno denunciato in centinaia, guardie di finanza, magistrati, mafiosi e famosi, ho sempre vinto e li ho spediti in galera, se vuoi unirti io sono qui pronto a combattere”.

Testimonianza, Screenshot

Stavo parlando col giustiziere della notte e non me ne ero accorta! Uomo Pipistrello scusami, non volevo urtare la tua mascolinità e il tuo pensiero filosofico, volevo solo dirti che ti stavi rendendo ridicolo passando la serata a insultare una ragazza che nemmeno conosci di cui sai fin troppo dato l’accanimento nel cercare dati della mia vita privata.

Decido di chiudere questo orrendo siparietto nel modo più giusto possibile, avvertendolo che se tutto questo non fosse sparito entro la mattina dopo, avrei contattato la Polizia Postale.

Dopo avermi minacciata di arrivare anche su Facebook a combattere la sua verità antiabortista ho deciso di privatizzare il profilo impedendogli di accedere ai miei contenuti. Non l’ho bloccato (Twitter offre anche questa possibilità) perché facendo così avrei perso l’occasione di monitorare i suoi insulti che hanno tempestato la sua pagina fino alle ore del mattino successivo.

Mi sveglio, voglio vedere se ha continuato a vessarmi ma noto che Twitter ha bloccato temporaneamente anche me. Sono stata segnalata dall’Uomo Pipistrello per la risposta che gli ho dato quando lo scontro era ancora nei commenti del post sulla ministra Marta Cantabria, per questo prima dicevo che è stato il mio errore fatale. Un’ora più tardi Twitter mi concede la possibilità di accedere ai contenuti senza poter twittare o interagire con altri utenti.

Lui è ancora lì ma la ventata di odio stavolta colpisce anche altri utenti. Sono stanca, spaventata e angosciata così, dato che nulla era sparito, contatto finalmente la Polizia Postale segnalando l’accaduto.

Dopo qualche ora noto che la stupenda bio a me dedicata era stata sostituita con un attacco ai social riferito alla censura del suo vecchio profilo, ma tutti gli insulti sotto ai miei tweet sono ancora lì quindi aspetto pazientemente un contatto dalla Polizia per sapere se hanno verificato la gravità dell’accaduto.

Mentre ancora adesso attendo una risposta da coloro che dovrebbero assicurare la legittimità degli utenti dei social chiudo la mia parentesi con l’Uomo Pipistrello sparendo nell’attesa. Non voglio dargli più importanza di quella che gli ho dato ma vorrei soffermarmi sull’episodio per trarre delle conclusioni da condividere con voi. Recentemente la senatrice Liliana Segre ha spinto il Parlamento a riflettere sulla problematicità della diffusione sempre più dilagante dell’odio, puntando alla creazione di leggi mirate a combatterne la diffusione e, soprattutto, l’omertà su questo argomento. I/Le più informatə si ricorderanno che al momento della proposta quasi tutti i/le parlamentarə appoggiarono la senatrice Segre tranne un partito in particolare, capeggiato verosimilmente da una donna: Fratelli d’Italia.

Proprio negli ultimi giorni la deputata e leader del partito Giorgia Meloni è stata vittima di pesanti insulti sessisti rivolti a lei da Giovanni Gozzini professore dell’Università di Siena e, se per una volta poteva comprendere la gravità del ricevere determinate ingiurie senza motivo denunciando, ha scelto la via della “superiorità” (a detta sua), cogliendo l’occasione per fomentare l’ennesimo dibattito politico che vede come eterni rivali una destra cocciutamente conservatrice e una sinistra incapace di capire dove sia il limite della decenza umana.

Quando Giorgia Meloni non ha appoggiato Liliana Segre ha dichiarato apertamente la sua posizione: la libertà di pensiero va oltre a tutto, anche al rispetto di ogni individuo.

Siamo proprio sicuri che esprimersi in questo modo indichi un pensiero libero da dogmi e convinzioni errate? È normale che ci si mascheri dietro la libertà di espressione individuale per insultare utilizzando i soliti schemi – solo per citarne alcuni – misogini, razzisti e omofobi?

Vorrei spiegare a Giorgia Meloni l’inutilità del suo gesto di superiorità, così facendo un professore ha perso la cattedra (giustamente) ma non ha realmente scontato una pena equa perché tutto questo è destinato a ripetersi, magari non dalle sue future parole ma da quelle di qualcuno che appoggia la sua ideologia misogina, e che quindi si senta legittimato a chiamare un’altra politica “scrofa”. Noi vogliamo che la legge sia davvero uguale per tuttə e che insulti e minacce non passino mai più come un “momento di poca lucidità dettato dalla rabbia”. Questi reati – perché si tratta di questo anche se compresi all’interno della sfera immateriale del virtuale proprio perché compiuti da persone reali – devono essere puniti, bisogna che queste persone capiscano che non possono appellarsi al sacrosanto diritto di espressione per sfogare le proprie ire represse, i propri problemi sociali e di gestione della rabbia.

Testimonianza, Screenshot

Cosa è cambiato nella mia vita? Che io oggi ho l’angoscia che uno sconosciuto possa essere talmente preso dalla necessità di vendicarsi dal rendere la mia permanenza sui social un incubo. Cosa è cambiato per l’Uomo Pipistrello? Nulla, anzi, continuerà ad insultare persone dietro ai suoi profili falsi.

Questa non è giustizia, non è parità e non è libertà di espressione. Questo è il risultato delle destre che continuano a promuovere il sovranismo, che continuano una narrazione basata su supremazia e populismi, una destra che vuole combattere l’uguaglianza promuovendo violenza verbale e ignoranza. L’Italia che conosco, che amo e che non abbandono è una terra dalla vastità culturale che non può essere ridotta al sovranismo e all’oppressione del diverso. Bisogna lottare affinché ci si possa sentire sicuri di dire la propria opinione senza incappare nell’insulto e nell’incomprensione, perché una divergenza di idee non dovrebbe assolutamente causare una diatriba verbale violenta, tantomeno minacce e ingiurie.

Quando ci si insulta, sia di persona che sul web, nessunə ne esce vincitore ma tuttə ne escono sconfitti perché il terreno fertile dello scambio di opinioni si trasforma in una pozza nera di odio e pregiudizio.

Aspettando che la giustizia faccia il suo corso, volevo ringraziare l’Uomo Pipistrello perché in un momento come questo senza mezze certezze, mi ha fatto capire che in realtà delle certezze esistono eccome: la gente così va aiutata, ascoltata e poi rieducata al dialogo. L’Uomo Pipistrello in galera sarebbe un inutile spreco di soldi pubblici e col risarcimento dell’eventuale danno morale a me recato non guadagnerei emotivamente nulla. Spero che l’Uomo Pipistrello possa trovare qualcunə in grado di fargli apprezzare la bellezza della diversità e soprattutto lo inviti ad una predisposizione pacifica allo scambio di opinioni su argomenti realmente importanti per la collettività, non di certo la proposta dell’abolizione dell’aborto.

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