Unite contro il provincialismo

Cover Francesca Bianchi
Categoria Contro!

Unite contro il provincialismo

Il contemporaneo non è solo una bolla in cui muoversi rispettando le imposizioni sociali alle quali siamo sottoposti, ma è un meccanismo da decostruire, mettere in discussione e modernizzare al passo con le nuove esigenze del nostro quotidiano. Una delle urgenze del contemporaneo è, senza alcun dubbio, la lotta per la parità dei generi che, inevitabilmente, sfocia in quello che per molti è un termine esclusivamente ostico: il femminismo.

Noi non siamo le donne degli anni ‘60 che bruciavano il reggiseno gridando la libertà su temi come divorzio e aborto, e non siamo nemmeno le donne delle manifestazioni di piazza che sfociavano in atti pesantemente puniti da una legge sbagliata; ma senza quelle donne, oggi, non avremmo quel briciolo di parità che abbiamo dovuto sudare con incarcerazioni, vittime e tante altre pagine di cronaca nera.

Noi siamo le figlie della rottura del sistema capitalistico, siamo il prodotto del fallimento dell’ideologia legata al Plusvalore, del crollo degli ideali economici che hanno fatto credere ai nostri genitori negli anni 80 che tutto si potesse risolvere con i soldi. Oggi quei soldi sono la causa di molti dei mali della terra, sono l’emblema di quanto ancora ci sia da lottare per far sì che donne e uomini siano davvero sullo stesso livello. C’è ancora bisogno di lottare, ma io non sono la persona più indicata per parlare di femminismo intersezionale, perché è di questo che si tratta oggi: l’unione delle varie lotte delle minoranze sotto il grande mantello dell’uguaglianza sociale promossa da oltre sessant’anni dal movimento femminista.

Io voglio tornare a descrivere la bolla con cui ho aperto questa riflessione. La bolla. Se penso alla forma fisica di una bolla penso a qualcosa di chiuso, limitato, che vive e s’interaziona al mondo esterno soltanto spostandosi senza mai cambiare forma. Una bolla quando entra in contatto con qualcosa di diverso esplode, sparisce, si dissipa in microscopiche molecole d’acqua e scompare senza lasciare traccia di sé. La bolla. Io spesso mi sento in una bolla, ma non ovunque, soltanto quando torno nel mio luogo d’origine: la provincia.

La provincia è la rappresentazione geofisica della bolla, quindi della chiusura, dell’incapacità di aprirsi al prossimo, della poca volontà di mettere in discussione i propri canoni. Ed eccoci qui, a poco più di vent’anni a voler far scoppiare questa bolla; una pretesa dirompente, azzardata, per qualcuno addirittura presunzione allo stato puro. Perché mai un gruppo ragazze dovrebbe mettere la faccia in una dichiarata ribellione ai canoni sociali della provincia?

Perché noi siamo cresciute subendo sulla nostra pelle tutto quello che oggi vorremmo combattere. Chi è nato e cresciuto in provincia sa perfettamente cosa significhi essere costantemente sottoposti a giudizio, cosa voglia dire sacrificarsi come individui all’interno delle dinamiche del gregge, ad aver paura a peccare perché attorno sembrano esserci soltanto santi pronti a decretare la tua pubblica umiliazione.

Vigevano è una cittadina di più o meno 60.000 abitanti nella provincia di Pavia, ed è il territorio in cui vogliamo agire disinnescando i meccanismi di disparità che si perpetuano da anni all’interno di questa comunità. Crescere a Vigevano (come in molti altri posti in Italia) non è semplice, per molti si è trattato di una continua lotta di autoaffermazione cedendo spesso nel tranello dell’imposizione violenta, ovvero rispondere alla discriminazione con altra discriminazione. Centinaia di scandali ci hanno colpite, affossate, rese colpevoli di comportamenti che in realtà non hanno nulla per cui essere incriminati/e. Sono state centinaia le ragazze vittime di Revenge Porn, di umiliazioni pubbliche, di gogne mediatiche e soprattutto di giudizi di piazza (non è casuale la scelta della parola Piazza, perché forse molti di voi sapranno che Vigevano ospita la meravigliosa Piazza Ducale, gioiello architettonico ma anche palcoscenico per la vessazione pubblica, luogo in cui il pettegolezzo domina imperante durante i lunghi weekend lombardi).

Essere costantemente poste sotto il giudizio di una platea prettamente soggiogata dal cameratismo, dal consenso ottenuto tramite vendette, rivendicazioni e appartenenza a gruppi sociali fortemente dominanti ci ha portate davanti ad una coscienza comune: bisogna interrompere questa catena, questa maschilista fenomenologia del machismo imperante. Ci muoviamo in un contesto che conosciamo nel profondo per i segni che ci ha lasciato impressi su corpo e mente, ma siamo perfettamente coscienti di quello che vogliamo ottenere: un cambiamento per il bene di una comunità.

Non vogliamo criticare, negare o impoverire i contenuti che la provincia stessa può dare a chi la abita, non vogliamo puntare il dito e negare le nostre origini, vogliamo soltanto che tutto il male subito venga restituito come un seme germogliato nel bel mezzo del deserto. Vogliamo essere la prova tangibile che cambiando modalità di pensiero le prospettive evolutive culturali di una città provinciale possono essere reali. La cultura può tornare a germogliare ma per far sì che questo avvenga è necessario unirsi e alzare la voce, gridare l’ingiustizia al mondo, smascherare il marcio di una mentalità chiusa e non incline al cambiamento.

Noi agiamo nel nostro territorio perché perfettamente consapevoli di farne parte, e lo sappiamo benissimo: per quanto ci si possa allontanare da casa verso lidi più promettenti, le nostre origini saranno sempre qui, in questo piccolo mondo immerso in centinaia di chilometri quadrati di risaie verdi. Abbiamo chiare le nostre intenzioni: aiutare ad aprire la mente a dialoghi più profondi, sensibilizzare su argomenti sconosciuti ai più, aprire le nostre conoscenze a favore dei giovani che possono cambiare gli ordini del mondo. L’educazione è il nostro concetto primario: educare all’accettazione, al non giudizio, alla messa in discussione di dogmi dettati da anni di ignoranza e infima cultura patriarcale. 

Cultura patriarcale, proprio così, l’ennesima definizione scomoda per la pericolosa ridiscussione dei canoni su cui si fonda la nostra società. Una paura illegittima se si pensa alle conseguenze che ha portato questo modo di pensare: ragazze bullizzate per aver semplicemente ascoltato e accolto i propri impulsi sessuali, ragazze discriminate per il loro anticonformismo, ragazze che sorridono ai loro aguzzini perché incapaci di ribellarsi per paura delle ripercussioni, e centinaia di altri esempi che sono soltanto la banale quotidianità del nostro vivere. Basterebbe riunirsi e parlare senza veli per rendersi conto di quanto la discriminazione permei questa piccola società borghese. Le discriminazioni si sono infiltrate anche negli apparati burocratici che comprendono gli ospedali e la sanità, gli uffici e le amministrazioni pubbliche, le fabbriche, i luoghi in cui vengono concessi stage (ovviamente non retribuiti, ma questo è un altro grande discorso) e così via.

Come ci si può sentire sicure quando il mondo attorno sembra così attento a farci crollare? La sicurezza nasce dall’unione, dalla presa di coscienza collettiva di una vera necessità, perché ad oggi l’aria che vorremmo respirare nella nostra umile cittadina è quella del cambiamento. Vorremmo che il nostro collettivo spronasse le realtà simili e vicine alla nostra e stimolasse l’unione di più entità, anche molto diverse tra loro, per un bene superiore e, appunto, collettivo.

Noi siamo il collettivo Parentesi Graffia formato da Lucrezia, Erica, Letizia, Francesca, Eleonora, Francesca, Sofia e Giada, ma ci auguriamo di essere molte di più. Speriamo che le nostre diversità facciano capire che nonostante le differenze ci si può unire per una prospettiva migliore. Siamo aspiranti critiche d’arte, future dottoresse, esperte di lingue orientali, artiste, grafiche, designer ed esperte di comunicazione che vorrebbero trovare spazi per l’unione, per la condivisione di esperienze e per la comprensione reciproca; vorremmo creare luoghi per il confronto e laboratori di integrazione, entrare nelle aule e confrontarci coi giovani studenti delle scuole del territorio per aiutarli ad eliminare ogni tipo di discriminazione insita nel loro comportamento sociale.

Abbiamo tanta strada da fare ma, insieme, abbiamo capito che non esiste modo migliore se non buttarsi e lottare per far sì che questo sogno di uguaglianza e parità si trasformi in realtà, che formi gli individui del futuro, sicuramente migliori di noi. Per una società migliore, per una risaia piena di vita, per scovare la ricchezza nelle diversità che dovrebbero unirci e non dividerci. Lavoreremo per rendere tutto questo un territorio di possibilità per tutti i cittadini della nostra amata e odiata Vigevano.

Parentesi Graffia
Lucrezia, Erica, Letizia, Francesca, Eleonora, Francesca, Sofia, Giada

Cover Francesca Bianchi

1 Commento. Nuovo commento

  • Brave ragazze!
    Sono fiera di voi, nonostante conosca poche di voi, sono felice esistano persone intelligenti e coraggiose di parlare di questo tema

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Seguici su IG / FB

Menu
Copy link
Powered by Social Snap