Moltitudine insonne

Cover Luca Bessi
Categoria Cosmogrammi

Per secoli abbiamo identificato l’interiorità con l’esperienza riflessiva. Certo
le cose non hanno vita, diceva la vecchia psicologia, perché non fanno esperienza (di sentimenti, ricordi, intenzioni).1

Platone nel Timeo, uno dei primi dialoghi cosmologici filosofici, definisce il mondo con il termine Anima Mundi: la natura come organismo vivente, cioè un insieme di parti vitali che pur mantenendo le loro singolarità sono legate da un’Anima universale. Il concetto stesso di natura non esiste, come non esiste l’intelletto e quindi la mente, sono spiegazioni meta-realistiche che l’uomo si è costruito per catalogare e spiegare la realtà. Quindi il concetto stesso di Natura èun costrutto sociale per raggruppare un insieme di tutte le cose esistenti nella loro totalità, senza quindi presupporre una singolarità dei processi naturali. Un contenitore vuoto dove attingere risorse e dove l’uomo può specchiarsi, proiettando le proprie qualità, antropizzandola.

L’Anima Mundi è quindi la connessione di tutti gli elementi nella loro pluralità, in cui la Natura non era un luogo distante dall’uomo ma conservava ancora quell’anima neoplatonica che la univa all’uomo e viceversa.

Questo allontanamento tra la natura e l’uomo è, secondo il filosofo e storico della scienza Michel Serres, determinato da tre momenti, descritti nel libro Contratto Naturale: la prima è la dimensione sociale umana risalente all’età moderna, cioè abbandonare lo stato di natura per lo spazio cittadino; il secondo momento è la rivoluzione scientifica, dove la matematizzazione della natura (teoria partita da Galileo Galilei) interpreta il linguaggio naturale attraverso leggi scientifiche, ma non può essere l’unico assunto possibile. La terza cesura si evidenzia nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 da parte dell’ONU, dove per universale viene inteso solo l’aspetto prettamente umano, tralasciando tutte le soggettività non umane. Secondo queste tre fasi di dissociazione il mondo appare secondo due modalità: Mondano e Mondiale. Mondano è la dimensione dominata dagli uomini che escludono la natura, formano le polis e alzando le barriere con la molteplicità non umana. Il Mondiale invece è la natura come soggetto connesso nella sua fragilità ma allo stesso tempo forza, agisce autonomamente e reagisce agli stimoli, un ritorno all’Anima Mundi da dove gli individui e la Natura vengono scaturiti in una fluidità soggettiva.

In questa traccia si inserisce il concetto di wilderness, terra selvaggia, una zona di vuoto dove non ci sono né forze, né animali, uno spazio nullis dove l’Anima Mundi è rimasta imprigionata in una dimensione alchemica.  La sicurezza che questi luoghi “selvaggi” diano risorse illimitate e disponibili, perché prive di forme di vita, è alla base dello sviluppo economico mondiale capitalistico.

È proprio attraverso questa fermezza e senso di vuoto che si inserisce l’artista Thomas Demand, con l’opera Lichtung (Clearing, 2004), stampa cromogenica creata per la 50a Biennale di Venezia. Essa rappresenta perfettamente il tipico paesaggio romantico: luce che viene filtrata dal fogliame fitto del bosco, tutto è al suo posto, tutto è immobile, tutto è “bello”. Tutto però è così poco reale, c’è tensione nella luce perfetta del sole, le foglie sembrano pietrificate, non ci sono forme di vita, e a un attento esame si nota che la fotografia mostra non una foresta, ma un modellino di essa costruito dall’artista appositamente e poi fotografato. La Natura, proposta da Demand, è qualcosa di inanimato dove l’aspetto animato è distorto in favore della finzione e del nullis, sottolineando così la criticità della nostra concezione di spazio naturale.

Anche se non lo vediamo, qualcosa vive e si muove, come dimostra, per esempio, uno studio pubblicato dal New York Times, The Social Life of Forests la giornalista Ferris Jabr intervista la biologa Suzanne Simard sulla sua scoperta delle micorrize: nel sottosuolo funghi filiformi (micorrize) avvolgono e si fondono con le radici degli alberi, aiutandoli a estrarre acqua e sostanze nutritive come fosforo e azoto in cambio di alcuni degli zuccheri ricchi di carbonio che gli alberi producono attraverso la fotosintesi; collegano le piante fra di loro trasferendo informazioni da alberi più grandi a quelli più piccoli, creando così una rete solida di informazioni, e “se un albero è sull’orlo della morte, a volte lascia in eredità una parte sostanziale del suo carbonio ai suoi vicini.”2

In questa prospettiva Lichtung (Clearing) problematicizza quindi, la wilderness, cancellando ogni forma di vita e micorrizia; in questa moltitudine insonne l’Anima Mundi, inter specie e inter connessa “riorganizza un cambiamento sistematico della vita sociale, politico ed economico, così da portarci in uno stato di più grande armonia con il mondo che ci circonda, includendo le forme di vita umane e non-umane.”3

1 James Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Editore Adelphi 2003, p.131
2 Ferris Jabr, The Social Life of Forest, New York Times Magazine, Dicembre 2020
3 T.J.Demos, Decolonizzare la natura, KabulMagazine, Digital Library 29.06.2017

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