Fotografia di Ludovica Santoni

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Carolina Mancini

“Persona libera”, questo significa il mio nome. Sono nata a Jesi, una cittadina nella provincia di Ancona. Ho studiato a Roma, raggiungendo una laurea in Letteratura Musica e Spettacolo alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’università La Sapienza. Mi sono formata come attrice e performer, senza frequentare accademie – queste mi avrebbero resa meno libera. Ho seguito attori e registi che amo tutt’ora visceralmente: Teatro Vadoca, Raffaella Giordano, Leonardo Delogu,, Motus, CollettivoCinetico – che ho seguito vincendo il bando INNESTI, Percorsi formativi in compagnia, e cui devo delle esperienze preziose come la partecipazione alla Biennale Danza 2015.

Mi spostavo spesso, ma la mia casa era Roma. Dal calore del bar Marani a San Lorenzo e dalla mia buia stanzetta di via dei Sabelli, dove ero davvero libera, mi sono trasferita a Milano, luogo che lego alla ricerca e consapevolezza. Ho studiato qui Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA, ha contribuito alla nascita dello spazio indipendente Studioeo, e ho lavorato come performer con Adelita Husni-Bey, Simone Forti, Sànchez-Kane. Ho studiato discipline che parlavano della provincia come della “vera Italia”, il luogo dove ha profondamente senso posare le radici di un’azione culturale politica di valore. Così sono tornata in provincia.

Da agosto ad ottobre 2020 ho sviluppato una Call per artisti e creativi, “OFF-LINE”, presso la Mole Vanvitelliana di Ancona. Lavoro attualmente per il Comune del capoluogo marchigiano, in cui coordino la Candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura, occupandomi in particolare del processo partecipato da cui il progetto trae origine. Faccio parte di un collettivo femminista appena nato, e ora anche del collettivo Presa Multipla. Oggi sono una donna libera in provincia – o almeno ci provo.

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