Ri-scoprire il territorio a costo zero: l’idea di Al passo con l’Arte

Ri-scoprire il territorio a costo zero: l’idea di Al passo con l’Arte

Perché i musei e le gallerie sono stati chiusi? Cosa faranno ora gli artisti, e perché non era stata data loro la possibilità di fare studio-visit? Con questa crisi economica irreversibile, quanti fondi verranno destinati all’arte e alla cultura?

Queste sono solo alcune delle polemiche di cui abbiamo sentito parlare: la preoccupazione è tangibile, ma c’è anche chi ha deciso, nonostante queste problematiche di elaborare soluzioni innovative. Iniziamo studiando il caso di Al passo con l’Arte, progetto nato dall’idea di Giulia Ristori, Maria Ferrante, Virginia Peroni, rispettivamente esperte di arte moderna, arte medievale e management dell’economia sociale. Al passo con l’Arte è ancora agli albori, e l’obiettivo di questo incontro è quello di incoraggiare chiunque stia coltivando un progetto culturale-artistico con l’obiettivo di renderlo al più presto economicamente sostenibile.
Il mondo dell’arte, come moltissimi altri settori, ha subito un duro colpo, sferrato dalla pandemia globale. Secondo i dati Istat, “si stima che l`emergenza sanitaria e il relativo lockdown che ha chiuso i musei in tutta Italia abbia causato, tra marzo e maggio 2020, una mancata affluenza di quasi 19 milioni di visitatori e un mancato incasso di circa 78 milioni di euro”.
La crisi generale e il costante stato di incertezza in cui ci troviamo rendono la situazione complicata, ed è dalla volontà di reagire a tutto questo che sono nate tantissime realtà indipendenti. Iniziamo dando voce a una di queste.

Giorgia Galuppi: Da cosa nasce la necessità di creare Al passo con l’Arte?
Giulia Ristori: Al passo con l’Arte nasce dall’intento di fare dei percorsi dedicati all’esplorazione del territorio di Roma: informali, ma pieni di passione, per persone curiose.
Maria Ferrante: è un progetto che nasce dall’intento di trattare Roma in modo diverso. Chiaramente, anche noi siamo interessate alla monumentalità del territorio e non abbiamo nulla contro l’imprinting del classico tour della città, ognuno ha i suoi format e i suoi temi: vogliamo semplicemente esplorare i vari quartieri e dare voce a tutte le piccole realtà e agli ecosistemi che rendono Roma così eterogenea.

Borgo Pio, Roma. Fotografia di Giulia Ristori

 

GG: Come sapete, Not my Business parla di economia, quindi una domanda è d’obbligo: come vi posizionate economicamente parlando?
GR: Al momento non riceviamo alcun contributo economico per la nostra attività, l’attuale situazione dettata dall`avvento del Covid-19 ne ha reso impossibile la realizzazione. Abbiamo quindi deciso di dedicarci momentaneamente allo sviluppo delle nostre pagine Facebook e Instagram, per sopperire all’impossibilità di frequentare i luoghi di Roma. Stiamo iniziando a fare delle passeggiate virtuali tramite le nostre piattaforme, con l`obiettivo futuro di coinvolgere le persone fisicamente

GG: Avete tratto ispirazione da qualcosa in particolare?
MF: Si! Dal libro Isole: guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli (Einaudi, 2005). Nel testo, lo scrittore tratta la città di Roma nello stesso modo in cui vorremmo trattarla noi: non ne esamina solo gli aspetti monumentali, ma ne descrive anche diversi spaccati di vita, come se ogni realtà fosse un isola. Nel testo viene fatta una descrizione sociologica e antropologica della città, mirando più a suscitare sentimenti che a descrivere sculture e architetture.

GG: Mi sembra che abbiate dato alla pagina Instagram un tocco molto personale: la vostra impostazione si differenzia molto da altre pagine che si occupano di temi artistici, che potrebbero trasmettere un sapere più rigidamente strutturato, quasi nozionistico.
Virginia Peroni: Al giorno d’oggi per i giovani è difficile inserirsi nei contesti lavorativi, trovare spazio, indipendentemente dai percorsi che si intraprendono. Il nostro progetto nasce come tentativo di proporre una diversa forma di divulgazione artistica, che abbia come primo intento il coinvolgimento del fruitore. Vogliamo divulgare in modo integrale ogni quartiere, con la speranza di diventare un punto di riferimento per la città.
GR: Al passo con l’Arte rimane sempre uno spazio aperto, ad esempio, se un designer volesse offrirci supporto tecnico, o se un artigiano volesse farci vedere le sue opere mentre stiamo presentando il suo quartiere, ne saremmo felici. Sarebbe un modo per arricchire il nostro percorso, facendo un focus anche sulle piccole realtà incontriamo strada facendo.
MF: Anche il lato antropologico è fondamentale: vogliamo instaurare un rapporto diretto sia con chi ci segue, sia con chi decide di collaborare con noi, e con la città stessa. Per esempio, trattiamo anche zone periferiche con le loro prospettive differenti, parliamo con chi le vive per farci raccontare i pro e i contro: in questo modo noi stesse studiamo la città, uno studio che è fonte di un continuo aggiornamento. Per favorire la diffusione della nostra idea, sfruttiamo molto i social perché garantiscono una duplice condivisione: se per esempio un fotografo volesse offrirci il suo supporto, la nostra pagina pubblicizzerebbe il suo lavoro, e lui di conseguenza pubblicizzerebbe il nostro progetto. Tutto sempre in forma gratuita, una sorta di pubblicità a costo zero. Ci piace definire questo processo di scambio reciproco come scelta di volontariato per un bene comune.

GG: Come sono strutturati i vari percorsi?
GR: Abbiamo deciso di iniziare facendo delle passeggiate virtuali solo tra noi amministratrici, caricando poi i nostri video sulle varie piattaforme social, per poi rifarle in secondo momento con gruppi di persone interessate a partecipare. Il contatto fisico con le persone ovviamente è la parte che più ci manca, perché è importante che percepiscano la passione che mettiamo in ciò che facciamo.
MF: Vorremmo comunque evitare la presenza di un numero troppo elevato di persone per poter testare l`efficacia della nostra idea, e ci piacerebbe soprattutto coinvolgere proprio gli abitanti della città, che potrebbero sentirsi ancora più parte del territorio.
VG: Miriamo sempre alla fruibilità delle informazioni. Procediamo per tentativi, cerchiamo di studiare sempre le situazioni che si creano di volta in volta, vedere se abbiamo un riscontro, per gestire al meglio la diffusione delle nostre pagine. Trattiamo comunque molte tipologie di arte, che vanno dal micromosaico, alla street art, all’artigianato.

GG: Dal punto di vista economico-amministrativo a cosa aspirate?
VG: Sarebbe bello diventare un’associazione culturale, ci interesserebbe anche partecipare a bandi pubblici o privati. Roma è il nostro punto di partenza, ma vorremmo applicare il format di Al passo con l’Arte ad altre città. Ogni territorio ha la sua storia da raccontare.

GG: Siete un team molto unito: come sono suddivisi i vostri ruoli?
MF: Siamo interscambiabili, ci confrontiamo sempre su tutto. Solitamente io e Giulia ci occupiamo della parte didascalica e delle public relations, Giulia si dedica alla parte grafica, e Virginia, oltre a occuparsi della parte economico-burocratica, ci offre una revisione formale dal punto di vista della comunicazione.

GG: Raccontatemi una passeggiata tipo con Al passo con l’Arte.
MF: Partiamo dal presupposto che cerchiamo ti trattare più argomenti possibile, non siamo mai monotematiche. Questo non è sempre possibile perché certi contesti non si possono fotografare tanto facilmente. Partiamo da quelle che vengono considerate le parti-simbolo del quartiere, per poi creare un itinerario facilmente percorribile, che immaginiamo venga svolto a piedi. La volontà è di alternare la parte urbanistico-monumentale con suggerimenti di sosta o ricreativi della movida romana.

GG: Al passo con l’Arte è un progetto utile per la comunità? Se si, cosa si potrebbe fare per implementarlo ancora di più?
GR: Sicuramente diventare un`associazione culturale ci darebbe la possibilità di fare alcune cose che al momento non possiamo fare, come proporre dei corsi da seguire, delle attività: un programma che sia adatti a tutto il pubblico di Al passo con l’Arte.
MF: Parlando al presente, condividiamo il materiale su piattaforme online: siamo potenzialmente accessibili a tutti, abbiamo tanti contenuti e modi di comunicare. La cosa importante è ricordare che noi siamo idealmente un open space, come già detto, siamo sempre aperte a collaborare con chiunque.

GG: I vostri progetti futuri?
GR: Abbiamo in mente di creare un podcast dove condividiamo dei dialoghi basati su temi culturali, non per forza solo artistici, invitando le persone a partecipare con le loro opinioni sui temi che di volta in volta verranno proposti.
VG: Potrebbe sembrare ripetitivo ma, diventare un`associazione culturale, rimane sempre tra i nostri obiettivi principali.
MF: Ritornare ad avere un contatto con il pubblico, e rendere reale tutto quello che stiamo facendo in forma virtuale, rimane il nostro progetto più grande.

GG: Dal punto di vista economico, in cosa investireste i vostri primi guadagni?
GR: Assolutamente ricompensando chiunque ci abbia aiutato a costruire la nostra realtà. Ci piacerebbe offrire reali possibilità lavorative.
MF: Saranno spese dedicate sia alla costruzione dell’associazione, sia all’assunzione di personale. Se la nostra realtà dovesse crescere, diventerebbe difficile fare tutto da sole.

In cover Giulia Ristori, Maria Ferrante, Maupal (Maurizio Pallotta), Mauro Sgarbi

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