Parliamo di femminismo intersezionale

Cover Emma Passarella
Categoria Scossa

Parliamo di femminismo intersezionale

Prima di raccontare e analizzare come le arti e le letterature ci possono aiutare a capire e digerire le complessità del mondo, sarebbe bene fare chiarezza su alcuni punti cardine dei discorsi che si affronteranno. Scossa si pone l’obiettivo di analizzare la corrente femminista contemporanea e come questa sia sfociata nell’eco-femminismo. Per iniziare, parliamo di femminismo intersezionale.

L’uomo maschio, bianco, cis-etero, prestante ha imposto per secoli i suoi concetti patriarcali sul mondo e sulla società, opprimendo con questa sua prospettiva, fatta passare come assoluta, chi non rientrava nella stessa categoria. Tali individui sono stati, troppo spesso, esclusi dalle grandi decisioni che hanno fatto la storia dell’umanità. Nei secoli abbiamo così assistito a diversi tentativi degli stessi di riprendersi una voce. Le donne, nel corso dell’Ottocento e del Novecento, hanno con forza provato, e talvolta avuto successo, a posizionarsi nel mondo in quanto soggetti autonomi e pensanti, le cui prospettive volevano sostituirsi a questa visione unica che per secoli ha caratterizzato la vita umana.

Ecco che nel testo entra a gamba tesa il termine femminismo. Lo vogliamo usare? Parlare di femminismo è pericoloso e difficile, è come un coltello il cui manico, sebbene non sia tagliente, ha lo stesso aspetto della lama: se lo prendiamo dal lato sbagliato rischiamo di farci male. Appena diciamo femminismo a un uomo, questo storce il naso, mentre se lo diciamo a una donna che non ne conosce bene la storia, le cause e le conseguenze, se ne chiama immediatamente fuori perché nessuno pensi che lei sia la solita politicante con le gambe e le ascelle non depilate – che schifo i peli!

Spiegare il femminismo e far sì che tutti se ne preoccupino rappresenta un impegno immenso, il termine porta infatti con sé moltissimi significati e altrettante implicazioni, spesso scomode alle femministe stesse, in quanto alle spalle di una sola parola vi è una lunga e complessa storia.

Dopo la prima ondata femminista, che ha preso piede nell’Europa di fine XVIII secolo, il movimento aveva già iniziato a significare prese di posizione diverse a seconda delle urgenze di ciascuna donna. Vi erano il femminismo anarchico, quello liberale, o quello socialista, e nel frattempo sono entrate nella scena tante pensatrici, e anche alcuni pensatori di sesso maschile: iconico è il lavoro di Harriet Taylor e Stuart Mill. Una storia di un movimento composto da individui che pian piano hanno piantato piccoli semi rispetto all’immenso problema del patriarcato.

Nel corso del Novecento, in corrispondenza della cosiddetta seconda ondata, la lotta si è divisa in altri femminismi ancora più settoriali, ognuno dei quali aveva l’obiettivo di dare voce a singole realtà, tutte riconducibili, sebbene in modo diverso, al femminile. In questo panorama sempre più frammentato le donne hanno però iniziato a concorrere per il titolo di vere femministe. Quelle bianche ed etero non accettavano che al loro fianco manifestassero le donne lesbiche e bianche, così come quelle lesbiche e nere. Vi erano le femministe accademiche, che scrivevano lunghi trattati per spiegare i motivi per i quali le donne dovessero ottenere parità sociale, politica ed economica, preferendo non sfilare in strada con i cartelloni, venendo così mal viste dalle manifestanti. Al contrario vi erano le femministe borghesi che parlavano di diritti nelle sale da tea, senza considerare le rivendicazioni di altre donne la cui posizione economica e sociale era differente dalla propria.

Oggi quello che si vuole ottenere con il movimento femminista è rendere le urgenze di tutte le donne importanti allo stesso modo e lottare insieme per i diritti e le cause di tutte. Anche se le necessità della mia vicina non sono strettamente legate alle mie, sempre di problemi sociali che vanno urgentemente risolti si tratta, e tutte possiamo partecipare perché questi vengano affrontati. Stiamo ora parlando di femminismo intersezionale, un femminismo 2.0 che vuole rendere conto di tutte le minoranze all’interno di questo immenso movimento, perché tutte le donne lottino per i diritti di tutte le donne, anche per chi non è nella posizione di poterlo fare.

Noi, donne bianche ed europee, dovremmo avere a cuore sia le ingiustizie che viviamo personalmente ogni giorno, che tenere presente la nostra posizione privilegiata. Per questo è importante preoccuparsi anche delle battaglie che non ci appartengono direttamente, di rendere conto di quelle donne che non hanno ancora ottenuto la propria voce. È per questo che chi possiede determinati privilegi dovrebbe sfruttare la propria posizione e battersi per coloro che non possono farlo per se stessi. È perciò altrettanto importante che anche gli uomini di sesso e genere maschile parlino di femminismo, sfruttando la loro posizione di privilegio potranno portare all’attenzione problemi che affliggono la società intera.

Emma Passarella, femminismo intersezionale, 2021. Courtesy l’artista

Il termine femminismo viene infatti spesso relegato al solo mondo delle donne per via della sua etimologia, deriva dal latino foemina (colei che nutre) e, seppure i primi movimenti femministi siano nati da un vero e proprio odio nei confronti degli uomini di sesso e genere maschile, il femminismo per come vorremmo viverlo oggi propone una lotta condivisa. Il movimento si pone come materia di interesse di tutta la popolazione umana. Tutt*, allo stesso modo, dovrebbero battersi per la causa, non solo perché le donne di tutto il mondo abbiano diritti riconosciuti, ma in quanto si aspira a percepirci tutt* allo stesso livello: corpi e anime che hanno il diritto di vivere la propria vita in serenità.

Il movimento femminista del XXI secolo, la terza ondata, il femminismo intersezionale, o femminismo 2.0 non è più una lotta di donne, ma vuole essere, e con fatica è, un movimento che spinge l’umanità intera a tornare semplicemente umana. Si vuole affermare che ognuno ha le proprie urgenze e il diritto che le stesse vengano riconosciute e affrontate assieme, che ogni individuo ha valore per il semplice fatto che esiste, che è presente.

Parlare di femminismo è complicato, nodoso e intricato, ma importante e urgente allo stesso modo. Scossa si propone allora come spazio condiviso per discutere insieme la tematica secondo più punti di vista e usando esempi prestati dalle arti e dalle letterature per rendere più assimilabili le complessità della materia.

Cover Emma Passarella

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