Il valore politico dell’ascolto – Prassi di Marzia Migliora

Cover Marzia Migliora
Categoria Scossa

Marzia Migliora, Canto libero, 2019. Installazione sonora, drammaturgia di Elena Pugliese, suono, voce, italiano / inglese, 5’37’’, loop. Telefono da sottomarino 44 x 38 x 21 cm. Estratto audio. Courtesy l’artista; Telefono Rosa, Torino;  a.titolo, Torino; Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli, collezione la Gaia 

Il valore politico dell’ascolto

Io non ci credo che negli anni 20 del XXI secolo ancora si facciano polemiche se una donna denuncia di essere stata abusata, non è possibile che le si chieda come fosse vestita o se fosse ubriaca. Sono passati più di 5000 anni dall’invenzione della scrittura, circa 2000 dalla vita di Cristo, 1700 anni dall’editto di Costantino, più di 200 anni dalla Rivoluzione Francese, nel 2021 abbiamo qualsiasi mezzo di comunicazione che ci garantisca di non stare solə durante una pandemia mondiale: riusciamo a giocare a Visual Game online con amicə, possiamo mettere la musica o chiedere che ci venga detto il meteo urlando “Alexa” da una stanza a un’altra delle nostre case, ma ancora non conosciamo un modo umano per gestire il caso di una donna che trova la forza di denunciare un abuso del suo corpo e della sua persona.

Negli ultimi giorni è partito addirittura un nuovo trend a riguardo: va di moda contestare anche il tempo che una donna si è concessa prima di avere il coraggio di segnalare uno stupro; come se denunciando un atto di violenza di genere a un anno e mezzo di distanza automaticamente la testimonianza perdesse di validità. Tuttavia, gli stupri non scadono, come del resto non lo fa nessun altro tipo di crimine, ma non mi pare che nessunə alzi grandi polemiche e polveroni quando, ad anni di distanza, vengono incriminati assassinə di casi di omicidio avvenuti tempo addietro. Questo fatto non viene però sostenuto nemmeno dalla legge italiana, secondo la quale esisterebbe un tempo legale entro il quale notificare un abuso di violenza, nello specifico chi denuncia avrebbe 12 mesi di tempo per presentare una querela.

Marzia Migliora, Canto libero, 2019. Installazione sonora, drammaturgia di Elena Pugliese, suono, voce, italiano / inglese, 5’37’’, loop. Telefono da sottomarino 44 x 38 x 21 cm. Vista dell’installazione, OGR, Torino. Fotografia di Perottino, Piva, Bottallo. Courtesy l’artista; Telefono Rosa, Torino;  a.titolo, Torino; Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli, collezione la Gaia

A seguito degli stessi fatti di cronaca, è risultato inoltre contestabile il tipo di attività che la presunta vittima ha deciso di intraprendere il giorno dopo aver subìto la violenza. Eva Dal Canto ha infatti risposto a questi aspetti così superficiali e ridicoli di una questione così profonda e importante lanciando l’hashtag provocatorio dal forte impatto, #ilgiornodopo. Lo scopo è di sottolineare che per una donna vittima di violenza è difficile decidere di denunciare il fatto in tempi brevi, ci possono volere anche anni per realizzare cosa realmente è accaduto, e durante questo periodo è normale che la vittima riesca a proseguire con la propria vita, andando anche in vacanza, seguendo le lezioni o presentandosi al lavoro a partire proprio dal giorno successivo l’abuso.

Ci addentriamo nella palude della cultura dello stupro: un’espressione usata per definire una società in cui la violenza di genere, fisica o verbale, non solo viene minimizzata, come dimostrato sopra, ma anche normalizzata, resa parte integrante di un vissuto fatto passare in quanto “normale”. Pare allora evidente che toccarsi il pisello davanti a una ragazza non consenziente non è da maniaci, ma da cogl*oni burloni.

A tal proposito, mi prendo la libertà di ringraziare a nome di tutte le donne Beppe Grillo per il suo preziosissimo contributo alle battaglie di genere, le sue urla e i danni alle sue corde vocali sono sicuramente ben spesi in questo contesto (ironicamente, ndr). È significativo che metta in luce che suo figlio e i suoi amici stessero facendo gli scemi divertendosi con un’amica e che, al contrario, non faccia alcuna menzione al fatto che la ragazza che gli stava davanti magari non avesse espresso il suo consenso a partecipare a questo gioco così divertente.

Alla luce di questi fatti propongono un ragionamento sulla pratica dell’ascolto.

Marzia Migliora, Canto libero, 2019. Installazione sonora, drammaturgia di Elena Pugliese, suono, voce, italiano / inglese, 5’37’’, loop. Telefono da sottomarino 44 x 38 x 21 cm. Vista dell’installazione, OGR, Torino. Fotografia di Perottino, Piva, Bottallo. Courtesy l’artista; Telefono Rosa, Torino;  a.titolo, Torino; Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli, collezione la Gaia

Le parole urlate da Beppe Grillo le abbiamo sentite tuttə, dunque tuttə ormai sappiamo il suo punto di vista. Ora, possiamo per favore spostare l’attenzione su chi veramente ha da dire qualcosa rispetto all’accaduto e praticare un sano ascolto della testimonianza della vittima? O per lo meno rispettare il dolore di questa ragazza, e della sua amica, e onorare il coraggio che ha avuto nel parlare, e dunque evitare di condividere commenti inappropriati circa l’accaduto e praticare un mero silenzio?

Forse non è chiaro che la vittima della storia – chi deve essere davvero ascoltatə in questa situazione – è la ragazza che ha denunciato lo stupro, non i poveri ragazzi, che si sono ritrovati accusati di un presunto crimine da loro commesso un anno e mezzo fa. Tuttavia, uno di loro ha la fortuna di avere un padre mediaticamente di impatto che lo protegge a spada tratta.

Mi sorge spontanea una domanda: in questo paese e in questa società, segnati dalla cultura, cosiddetta dello stupro, chi si occupa veramente di ascoltare chi denuncia una violenza di genere?

Le forze dell’ordine a cui si segnalano casi di abuso e violenza spesso impostano solo domande: “com’eri vestita?”, “avevi bevuto?”, “eri sotto effetto di droghe?”1; la società attorno, gli stessə amicə o coetanei a volte giudicano: “ma tu non posti le foto su Instagram mezza nuda?”, “eh ma tu la dai a tuttə, questə ragazzə come facevano a sapere che proprio quella volta non volevi?”; gli articoli di giornale danno spazio alla parte della storia che fa più audience, senza valutare l’impatto di una notizia troppo di parte, parzialmente scorretta o semplicemente incompleta; per non parlare dello shit storming2 sui social network, che dà voce a chi magari non è abbastanza informatə sull’argomento, creando ancora più confusione. Ed è proprio questa modalità, socialmente diffusa, di affrontare il problema che, se da una parte non lascia spazio a chi trova il coraggio di parlare, dall’altra parte sfiducia le vittime stesse a denunciare gli abusi.

Nel nostro caso, in questi ultimi giorni si sente parlare solo di Grillo e la ragazza vittima dell’accaduto finisce per sparire tra le righe di racconti pressoché inutili, mentre dovrebbe essere la politica stessa a spingere perché chi trova il coraggio di palare possa farlo sempre più a voce alta e senza paura di andare contro un sistema che supporta e dà spazio più a chi viene accusato di stupro, che alle presunte vittime degli stessi.

Come spesso accade, l’arte ci presta esempi a cui fare riferimento.

Prassi di Marzia Migliora

Marzia Migliora già nel 2019 propone una sua personale riflessione sull’importanza della pratica dell’ascolto circa i casi di violenza di genere e\o di violenza domestica. Canto Libero3 nasce come progetto commissionato da Telefono Rosa Torino in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, il 25 novembre4. Si tratta di un’installazione sonora e partecipativa in cui l’artista, attraverso un telefono da sottomarino, trasporta chi interagisce con l’opera – alzando la cornetta e appoggiandola al proprio orecchio – negli abissi dell’oceano e in quelli della questione della violenza sulle donne. L’utente udirà infatti, attraverso l’opera, le voci di alcune centraliniste del centro antiviolenza Telefono Rosa Torino, nel momento di recezione delle segnalazioni di abusi, poi alternate a versi di cetacei registrati nelle profondità del mare.

Marzia Migliora, Canto libero, 2019. Installazione sonora, drammaturgia di Elena Pugliese, suono, voce, italiano / inglese, 5’37’’, loop. Telefono da sottomarino 44 x 38 x 21 cm. Vista dell’installazione, OGR, Torino. Fotografia di Perottino, Piva, Bottallo. Courtesy l’artista; Telefono Rosa, Torino;  a.titolo, Torino; Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli, collezione la Gaia

Canto Libero ci conduce in una riflessione sull’importanza dell’ascolto, al quale qui viene riconosciuto un forte valore civile e politico, proiettato poi nell’esperienza di interazione con l’opera da parte del pubblico. L’artista decide di eliminare le trame personali delle vittime spostando il punto di vista su operatrici e sulle loro domande, le quali portano con sé un immaginario di queste stesse storie, che in realtà solo chi le vive in prima persona può davvero raccontare. Nell’ascolto attraverso il telefono da sommergibile le risposte non giungono mai e i vuoti diventano momenti di tensione in cui l’utente può solo immaginare le risposte e le storie di violenza subìta. Pugliese stessa dice che in questo lavoro non emergono racconti, ma condizioni umane.

L’atto del raccontare è allora il momento in cui la storia dell’altrə attraversa chi ascolta e dal quale scaturiscono diverse emozioni. Anche se in Canto Libero le voci delle donne che denunciano gli abusi vengono a mancare, la storia resta la loro, non di chi ascolta. Per tali motivi dovremmo lasciare che siano le vittime, una volta che vogliono farlo, a raccontarsi, garantendo loro il diritto, lo spazio, le occasioni e la voce per poter portare la loro testimonianza, provare le loro emozioni, per essere credute e soprattutto per trovare giustizia.

Perciò se continuiamo a riempire internet e l’aria che respiriamo di rumore, rischiamo che chi ha davvero qualcosa da dire non venga sentitə, e che dunque chi ha bisogno di supporto, aiuto e giustizia non venga ascoltatə e tantomeno aiutatə. Come invita a fare l’opera di Marzia Migliora, dovremmo tuttə dedicarci più alla pratica dell’ascolto e meno a quella del commento aleatorio, dovremmo collaborare tuttə per creare una società in cui chi è stato abusatə non abbia paura di denunciare, e nella quale chi parla possa essere ascoltatə, e successivamente seguitə e aiutatə. Il racconto è di chi sceglie di parlare, ed è nostro dovere civile e politico garantire che chi ha qualcosa da dire possa prendere parola, ed è nostro dovere rispettare anche il silenzio di coloro che decidono di non parlare.

1 Una testata giornalistica ha riportato il verbale che è stato scritto dalle forze dell’ordine sul caso Grillo, nel quale viene detto che a luglio del 2019 la ragazza in questione, una volta in macchina, nel tragitto dalla discoteca alla casa di Ciro, avrebbe allungato il piede tra le gambe di uno dei ragazzi in, testualmente, “quello che viene considerato un atteggiamento di disponibilità”.

2 Con il termine “shit storm”, letteralmente “tempesta di cacca” si intende fare riferimento, attraverso una figura retorica, al “rumore” di cui si riempie il web rispetto alcune questioni calde, si tratta ovvero di tutti i commenti non richiesti e magari anche poco documentati che riempiono le pagine dei social network a proposito di qualsiasi argomento sul quale la gente abbia voglia di discutere. Esempio attuale e lampante di shit storm sono tutte le opinioni, infondate, imprecise, approssimative, o semplicemente personali, condivise sulla rete circa i vaccini per prevenire il virus di Covid-19, post e commenti che costellano il mondo di internet da circa cinque mesi a questa parte.

3 Lavoro a cura di a.titolo e Francesca Comisso e frutto di una collaborazione con la drammaturga Elena Pugliese, esposto la prima volta dal 31 ottobre al 3 novembre 2019 negli spazi del Duomo dell’OGR di Torino, in occasione di Artissima Telephone. Al momento l’opera è fruibile presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, fino al 6 giugno 2021, all’interno della mostra Io dico Io – I say I, a cura di Cecilia Canziani, Lara Conte e Paola Ugolini; e presso il Castello di Rivoli di Torino, nella rassegna Espressioni. La proposizione, curata da Carolyn Christov-Bakargiev con Fabio Cafagna e Marianna Vecellio, fino al 15 luglio 2021.

4 Data istituita nel 1999 Dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che riconosce la violenza sulle donne come una violazione alla Carta Universale dei Diritti Umani, stilata e firmata a Parigi nel 1948.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Seguici su IG / FB

Menu
Copy link
Powered by Social Snap